Con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 22 luglio 2024, pubblicato poche ore fa e siglato dal direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, viene fissata la percentuale del credito d’imposta per investimenti nella Zes unica per il Sud, effettivamente fruibile da ciascuna azienda beneficiaria, al 17,6668% del bonus richiesto. Ricordiamo che il contributo atteso dalle aziende in linea di principio sarebbe potuto arrivare fino al 60%.
“Le risorse stanziate per il credito di imposta a favore delle imprese localizzate nella Zes unica si confermano del tutto insufficienti a promuovere gli investimenti in beni strumentali, impianti e attrezzature nelle regioni del Mezzogiorno realizzati tra il 1° gennaio e il 15 novembre 2024”. Lo si legge nella nota prodotta dall’Agenzia delle Entrate.
Nonostante il meccanismo di assegnazione del credito d’imposta fosse noto, secondo il rapporto fra il limite complessivo di spesa e l’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti, il meccanismo di prenotazione con riparto delle risorse a favore di tutti i richiedenti, senza alcuna reale garanzia di realizzazione degli investimenti comunicati, ha determinato l’anomala riduzione della percentuale di assegnazione, stravolgendo i piani di investimento di tutti i partecipanti.
Considerate le risorse stanziate per tutto il Mezzogiorno, pari a 1.670 milioni di euro. Ci si aspettava una percentuale di credito d’imposta effettivamente fruibile per gli investimenti non particolarmente generosa, ma il 17 per cento è davvero inconsistente, soprattutto se si considerano i numerosi proclami sulla Zes unica come panacea per il rilancio del Sud.
Proviamo ad esemplificare: se una piccola impresa ha effettuato un investimento pari a 500mila euro, il credito di imposta Zes, sulla base di quanto previsto dal D.L. n. 124/2023 che rinvia alla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027 della Commissione europea, sarebbe pari al 60 per cento, quindi 300mila euro. Fino a qui sembrerebbe un ottimo vantaggio per qualunque imprenditore.
Eppure, il decreto del 17 maggio 2024, ha previsto che l’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è pari al credito d’imposta richiesto moltiplicato per la percentuale resa nota con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate che, come detto, è stata fissata al 17,6668 per cento. Il credito di imposta della nostra piccola impresa non sarà quindi pari a 300.000 euro, bensì a 53.000 euro, con un abbattimento di quasi l’82 per cento e con un riconoscimento di solo il 10,60 per cento sull’investimento effettuato. Ma non è tutto. Sempre lo stesso Decreto ha previsto la possibilità che l’Agenzia delle Entrate, sulla base delle ulteriori comunicazioni ricevute dalle imprese, ridetermini la percentuale del credito d’imposta effettivamente fruibile, così creando la più totale incertezza per le aziende che, fino a quel momento, non potranno sapere a quanto ammonta definitivamente il credito di imposta.
Il Bonus Mezzogiorno, che tanti sogni aveva regalato ai contribuenti fino al 31 dicembre 2023, con percentuali certe e procedure davvero semplificate, lascia il proprio spazio ad una misura che ha deluso sotto ogni profilo.
Il credito d’imposta ZES, nella percentuale ridotta stabilita dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 22 luglio 2024, è utilizzabile da oggi esclusivamente per gli investimenti realizzati, fatturati e certificati alla data di invio della Comunicazione CIM Zes Unica. In tutti gli altri casi, gli investimenti per i quali alla medesima data difettava la fattura elettronica o la certificazione, ovvero gli investimenti che non erano stati ancora realizzati, il credito sarà utilizzabile solo dopo l’invio della Comunicazione integrativa.
Il credito d’imposta potrà essere utilizzato in compensazione utilizzando il codice tributo “7034” denominato “credito d’imposta investimenti ZES Unica”.



